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Pedaggio Anas sul Gra scelta giusta soltanto se c’è trasparenza

Trovo interessante quel che dice Giacomo a commento di un mio precedente post sui pedaggi Anas: le infrastrutture devono essere pagate dagli utenti perché solo in questo modo si coprono una parte dei costi. Lo trovo interessante perché rompe l'approccio parecchio populista che domina oggi in Italia tra utenti e politici su questi temi. Credo che il principio che l'Anas faccia pagare i propri raccordi e le proprie autostrade come succede per i concessionari sia sacrosanto: vale anche per il Grande raccordo anulare e per il raccordo Roma-Fiumicino. A una condizione, però: che l'operazione sia svolta nella massima trasparenza. Non vorrei che il residente della Valtellina pagasse il raccordo anulare dei romani con la fiscalità generale, ma non vorrei neanche che il cospicuo gettito del Gra (140mila passaggi al giorno) finanziasse la manutenzione della rete stradale di tutta Italia.

Purtroppo la vicenda dei pedaggi Anas è nata male e continuata peggio con il decreto legge passato quasi sotto silenzio (colpa dei media ma Il Sole è l'unico che ha parlato della doppia manovra sulle tariffe e del sovrapedaggio sulle autostrade private nessuno parla ancora oggi), poi i ricorsi al Tar, poi le decisioni del Consiglio di stato e infine la "pezza" messa con l'articolo 3 del decreto legge all'esame della Camera.

Quanto si ha in previsione di incassare dai pedaggi del Gra? Non è chiaro, nessuno lo dice. Anche le stime di incasso per l'intera rete sono parse sottostimate: nei 36 giorni estivi in cui si è pagato il pedaggio prima della sospensione disposta dal Tar Lazio sui 25 raccordi pedaggiati sarebbero stati incassati otto milioni sugli 83 annui dichiarati: non è poco considerando che in estate il traffico pendolari è probabilmente ridotto rispetto alla media (e non compensato dagli esodi). Più in generale, è vero che occorre pedaggiare le infrastrutture ma non è efficiente un sistema di pedaggiamento a rete che spalmi le risorse su tutta la rete senza trasparenza. Altro discorso sarebbe se il ricavato dei pedaggi restasse a Roma per finanziare le infrastrutture della regione o delle singole arterie.

Se si vuole affrontare un tema serio come il peddaggiamento delle infrastrutture stradali non si può non farlo nella massima trasparenza e nella massima chiarezza. Vale per Anas, per il governo, per regioni ed enti locali. Ci vuole anche coraggio politico per difendere queste scelte, se davvero si è convinti di andare su quella strada. E il coraggio politico ci vuole anche dall'altra parte, abbandonando le armi della facile demagogia e affrontando un tema da cui pure dipende il futuro di questo paese, sempre più a secco di risorse per costruire strade e ferrovie.