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Sull’acqua il Censis si sottrae allo scontro pubblico-privato: c’è tanto da fare (e da vigilare)

Il Censis si sottrae al «dibattito ideologico pubblico-privato» sulla gestione dell’acqua e chiede maggiore attenzione al tema in un paese in cui il 65% dell’acqua erogata viene ancora disperso in rete o non viene fatturato. «La buona disponibilità al rubinetto – dice il direttore del Censis, Giuseppe Roma – e le tariffe basse possono fare dell’acqua una variabile rimossa. In questo modo un problema che potrebbe essere affrontato senza rilevanti conflitti, con una programmazione degli iinvestimenti in manutenzione e in realizzazione di impianti, soprattutto nella depurazione, rischia di diventare un ulteriore problema grave che lasceremo in gestione ai nostri figli».
Lo studio del Censis, titolato «L’acqua tra responsabilità pubbliche, investimenti e gestioni economiche», sarà la relazione portante dell’11° incontro finanziario dell’autonomia locale organizzato per domani da Dexia Crediop.

«Non sono la logica della concorrenza, quella della gara, o la semplice presenza dell’azionista privato – afferma lo studio – che introducono automaticamente efficienza nel sistema. Servono piuttosto misurazioni attendibili dei risultati raggiunti dalle diverse gestioni certificati da soggetti pubblici forti e autorevoli. Servono procedure codificate di benchmarking che consentano di definire gli standard di qualità a cui i gestori devono attenersi, siano essi pubblici o privati, individuati con gare o con altri meccanismi».

L’istituto di ricerca nega che oggi la soluzione ai problemi del settore idrico stia nella modalità, privata o pubblica, delle gestioni. Per Giuseppe Roma «l’acqua è comunque un bene pubblico e le gestioni devono essere comunque di natura imprenditoriale, indifferentemente che siano affidate ad aziende pubbliche o private».
La contrapposizione fra pubblico e privato è, in sostanza, «impoverente» ed è difficile che si possa pensare a una composizione del conflitto fra le riforme fatte per decreto legge e le massicce raccolte di firme per il referendum abrogativo. Alcuni dati tratti dallo studio sulla dispersione idrica e sull'estensione del servizio di depurazione nell'articolo sul Sole 24 Ore di oggi.