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Bene “Scuole Spa” se lancia un piano straordinario ma attenti alla trasparenza

Il governo studia un'ipotesi di società per azioni per ottimizzare la manutenzione e la gestione degli edifici scolastici. I dettagli dell'operazione non sono ancora noti, ma il piano straordinario, cui stanno lavorando i ministeri dell'Economia, dell'Istruzione e delle Infrastrutture, dovrà vedere la luce entro la fine di ottobre. L'obiettivo del Mef è ottimizzare i "flussi di spesa" e a questo proposito potrebbero finire tra le attività della nuova società anche servizi aggiuntivi come il sostegno agli studenti e l'aggiornamento professionale dei docenti. Gli enti locali, oggi proprietari degli immobili, dovrebbero conferirli alla società, che pagherebbe ora per la proprietà e incasserebbe poi nel tempo canoni dagli stessi enti locali per l'uso delle aule e per i servizi. Si ipotizza il coinvolgimento degli enti previdenziali, ma non ci sono ancora conferme in questo senso.

Alla società potrebbero andare anche una parte dei finanziamenti Cipe per l'edilizia scolastica, che valgono un miliardo ma per 584 milioni sono già stati assegnati all'Abruzzo e alla prima tranche del piano nazionale. Restano ancora 416 milioni da distribuire, in gran parte al Sud. Al piano straordinario potrebbero concorrere altre risorse pubbliche incagliate.

Mancano ancora troppi elementi per esprimere un giudizio sull'ipotesi "Scuole Spa", ma certamente la valutazione è positiva se il piano straordinario significa una presa di coscienza del problema della messa in sicurezza e di una più efficiente gestione degli edifici scolastici, con misure adeguate per fronteggiarlo. Finalmente. Un paio di paletti però vanno messi subito: anzitutto va garantita la trasparenza di questa operazione che riguarda tanti soggetti istituzionali (a partire dagli enti locali) e ha bisogno di consenso senza fughe in avanti; in secondo luogo, la massima trasparenza e concorrenza deve essere garantita per la scelta dei soggetti che svolgeranno i lavori di manutenzione e di messa in sicurezza. Terzo elemento da considerare, il ruolo che potranno avere soggetti privati nella "Scuole Spa". 

 

 

 

  • sabrina fantauzzi |

    La sensazione è che stiano sfasciando la scuola pubblica per favorire quella privata. ma al di là di questa considerazione, direi, sistemica, avrei alcuni dubbi: a) l’edilizia scolastica è una delle poche competenze delle province. in tempi di federalismo in tutte le salse, fiscale-demaniale-tributario, vogliamo togliere questa competenza alle province? magari…se prima però aboliamo le province. b) ogni volta che si parla di spa, un brivido lungo la schiena: ricordiamo cosa accadde, neppure un anno fa, alla protezione civile spa…
    Come gestire i mega appalti? Massima trasparenza certo, ma qualcuno una volta sosteneva che piccolo era meglio. Ora invece si torna al grande? Infine: in questo processo di trasformazione, che ruolo avranno le rappresentanze degli studenti? verranno tagliate fuori dai processi decisionali? Immagino fiumi di proteste e insolite alleanze: studenti di sinistra e di destra.

  • Giovanni Damiani |

    Bene prendere atto del problema (non che ci volesse molto, basterebbe avere una minimo contatto con la realtà), ottimo studiare nuove forme di razionalizzazione delle risorse e ben vengano anche forme di partecipazione del privato, ma una SPA è davvero la soluzione?
    Non so perché ma (credo come milioni di italiani) temo che sia una delle classiche congregazioni di privati scelti tra i soliti noti che fanno una spa in cui lo stato continua a metterci fortemente la maggioranza (e quindi le teste pensati, se si possono definire tali, tutte ben stipendiate da noi senza molte competenze) e poi questo giocattolino diventa lo strumento privilegiato per dare i lavori a chi si deve saltando le norme vigenti che sappiamo tutti essere complessissime e cervellotiche.

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