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Cade l’ultimo diaframma, aperto il Gottardo: Svizzera ok, noi ritardi su tutti i tunnel alpini

Le talpe hanno buttato giù l'ultimo diaframma nel tunnel del Gottardo: ora Italia e Svizzera sono collegate dal tunnel ferroviario più lungo del mondo, 57 chilometri sotto le Alpi. Per percorrerlo dovremo aspettare il 2016, quando partiranno i treni dalla Lombardia verso l'Europa centrale. La più grande infrastruttura realizzata a servizio della pianura padana non è stata però finanziata e realizzata dall'Italia, né è merito della legge obiettivo, bensì è un'opera interamente svizzera. E noi? L'allegato infrastrutture appena varato dal governo include i collegamenti ferroviari italiani verso il tunnel svizzero fra le priorità, ma al momento ci sono 40 milioni su 1.412 per il quadruplicamento Monza-Chiasso.

Non va meglio con gli altri collegamenti ferroviari fra Italia ed Europa. Urge una decisione strategica sui piani finanziari per capire davvero cosa possiamo realzizare, in che tempi, con quali risorse: un po' di serietà a fronte di fughe in avanti su capitali privati che non esistono.

 Frejus e Brennero sono nell'elenco delle priorità, ma ancora senza un piano finanziario attendibile. Per il Feejus sempre la "bibbia" dell'allegato infrastrutture quantifica in 1.265 milioni la disponibilità a fronte di un costo (provvisorio) di 6.521. In gran parte quelle disponibili sono le risorse Ue, come per il Brennero che ha 1.138,3 milioni contro 4.140. Il Frejus, in realtà, non ha ancora neanche un progetto approvato dal Cipe. Lo aspettiamo, doveva arrivare a fine giugno, dovrebbe arrivare fra qualche settimana, ma a ritardare non è solo il cambiamento del tracciato e il rapporto con i territori, quanto piuttosto la formula del finanziamento della tratta internazionale con il 70% a carico dell'Italia e il 30% della Francia. Una formula che, con la lievitazione di costi per circa un miliardo e le ristrettezze del bilancio pubblico, non quadra più. Aspettiamoci la riapertura di una trattativa con la Francia per ridiscutere il punto. Dall'altra parte delle Alpi, però, la disponibilità sembra poca.

  • RG |

    Mi sto occupando del tema AlpTransit per una rivista di architettura e territorio di Como, anche perchè stranamente qui c’è poca eco di un’opera che invece avrà grosse ricadute territoriali.
    Ad es. andrà gestito bene l’impatto dei futuri terminali intermodali, più in positivo si apre una sfida per intercettare una parte del flusso turistico in transito da nord.
    Con la presente sono a richiederle il consenso per la citazione della parte iniziale del suo intervento.
    Se gradisce, le posso invio una mail più esauriente.
    Grazie per l’attenzione, distinti saluti.
    RG

  • giorgio santilli |

    Caro collega, posso essere sincero? La situazione dei tunnel alpini ferroviari in Italia è paradossale. Ufficialmente, abbiamo due priorità, il Frejus e il Brennero, che stentano molto. Il Brennero si è messo piano piano in moto, ma sulla Torino-Lione non bisogna farsi troppe illusioni. Ora si andrà a una rinegoziazione del carico finanziario con la Francia, ma lì la strada progettuale e finanziaria è ancora lunga. Il paradosso sta nel fatto che chi deve far viaggiare i treni sotto quei tunnel, cioè l’ingegner Mauro Moretti, amministratore delegato delle Fs, che è anche lo stesso che deve realizzare le gallerie, non ha mai fatto mistero, sia pure nei colloqui riservati, di considerare i collegamenti attraverso la Svizzera come assolutamente prioritari, perché i treni da quella strada arrivano più velocemente nel cuore dell’Europa che tira, la locomotiva tedesca e i porti del nord. Aggiungo che anche il governatore Formigoni, per evidenti ragioni geopolitiche, lascerebbe il Frejus e prenderebbe il Gottardo, se qualcuno gliene desse la possibilità senza sconfessare anni di scelte nazionali.
    Che devo dirle, quindi? Che siamo il paese di Pirandello. Pensiamo una cosa e ne facciamo un’altra. Va detto solo per inciso che ammodernare la rete italiana da Milano al Gottardo costa meno che fare gli altri valichi. Ovvio, il valico, lo avete fatto voi.
    Però, non abbia timore. Arriveremo con 15 anni di ritardo ma alla fine arriveremo. Le soluzioni razionali si impongono, alla fine.
    Un caro saluto
    GS

  • Mario Besani |

    Egregio collega, da parte svizzera, la preoccupazione è grande. Probabilmente a Berna, per questioni diplomatiche o forse per semplice timore non si osa mettere l’Italia di fronte alle sue responsabilità. Esiste pure il sospetto che per Roma, il San Gottardo, non sia più prioritario. Infatti, si sta puntando tutto sulla TAV e il Brennero che però, nella migliore delle ipotesi, saranno terminati solo nel 2025. Che mi dice?

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