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Allies & Morrison: dietro l’evento Olimpiadi la trasformazione urbana è vera. Confronti anglo-italiani

Sarebbe facile ironizzare sul confronto tra la marcia spedita delle Olimpiadi londinesi verso il 2012 e il terribile pasticcio milanese dell’Expo 2015. L’Accademia britannica a Roma prende però la cosa molto sul serio e ci aggiunge la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020: nasce così la mostra dello studio londinese Allies and Morrison, autore del masterplan olimpico, 210 persone per un modo di fare progettazione che sta cambiando il volto di Londra a King’s Cross e Southbank con radicali interventi di trasformazione urbana. La mostra inaugurata ieri sera è il primo evento dell’iniziativa Three Cities in Flux, che ospiterà all’Accademia anche il caso milanese con BioMilano a febbraio e quello romano a ottobre 2011. L’iniziativa sarà l’occasione per mettere a confronto le strategie di riqualificazione urbana in Italia e in Gran Bretagna.

Acquatic Centre Olympic Park  Olympic Stadium (2)
 

Allies and Morrison hanno anche presentato un manuale per l’elaborazione del masterplan in dodici mosse che potrette leggere nel dettaglio sul prossimo numero di Progetti e concorsi. La mostra dello studio londinese a Roma è una prima assoluta in Italia e metterà in luce una serie di ‘misure’, o regole, che questi architetti utilizzano nell’affrontare un luogo: scaturisce così il significato e i limiti del ‘masterplan’ come specifica possibilità progettuale rispetto a un luogo. Identificate attraverso un’attenta considerazione del significato della città, e di Londra in particolare, queste misure sono poi verificate, messe a confronto e illustrate attraverso modelli, fotografie e disegni. La mostra romana si concentrerà, tra gli altri progetti, sui masterplan per le Olimpiadi di Londra del 2012, dai Giochi alla loro eredità.

Come si legge osservando le opere firmate da Allies & Morris, l'approccio dello studio rifugge dal concetto dominante, figurativo, accattivante, ma mira a sviluppare uno scenario condiviso che riproduce interrelazioni tra fattori sociali, economici e topografici, che danno carattere e forma all’identità del luogo.  Alcune di queste opere sono cresciute negli ultimi anni nell’area a ridosso della Tate Modern dove sta salendo anche il nuovo landmark di Renzo Piano, The Shard.

 

  • carlo |

    Questa mostra insegna che ci sono architetti non-prime donne che riescono a rigenerare la città partendo dal tessuto urbano, immettono nuova energia e migliorano la qualità degli spazi pubblici senza pensare soltanto all’aspetto figurativo degli edifici. La lezione internazionale non è solo quella delle archistar

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