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Contro la sfiducia facciamo entrare il bello negli appalti pubblici: per una legge di iniziativa popolare sull’architettura

Le iniziative come quella promossa da Luigi Prestinenza Puglisi e sostenuta da Renzo Piano hanno un altissimo valore: su Progetti e concorsi abbiamo dato risalto alla notizia del lancio del premio. Ci fa ancora più piacere che arrivi da un nostro collaboratore storico che tanto fa per l'architettura contemporanea e per i giovani talenti. Senza Luigi molte delle cose che abbiamo fatto non sarebbero state neanche immaginabili. Luigi per primo sa però che queste iniziative non bastano. Rilancio qui l'idea di una legge di iniziativa popolare per l'architettura e i concorsi come base per una riforma degli appalti. Se negli anni 90 fu la trasparenza (poi negata) la leva per cambiare la legge sugli appalti, ora al recupero della trasparenza bisogna aggiungere il bello (e l'utile) per superare la sfiducia di oggi. Meno opere pubbliche ma con una qualità progettuale nuova per ricreare un rapporto tra amministratori e cittadini, amministratori e pubblico.


Ormai il settore delle opere pubbliche (inteso in senso lato, non solo infrastrutture) è al minimo storico e non solo per la riduzione dei fondi. Le amministrazioni locali hanno abbandonato questo fronte, un po' per i vincoli di stabilità, un po' per sfiducia. Sulle regole è stata fatta a pezzi la Merloni senza creare niente di altrettanto sistemico, si è andati avanti strappando la rete e mettendo qualche pezza. Ripartire dal progetto, questo bisogna fare, con più volontà di un tempo e con le idee chiare. Facciamo meno opere pubbliche ma facciamole con una qualità progettuale nuova. Serve una riforma degli appalti che parta da qui.

Non so come possa essere presa una legge di iniziativa popolare dalle migliaia di professionisti che condividono queste idee. Potrebbe essere sostenuta? Rassegnarsi alla sfiducia sarebbe un errore grave, questo Paese ormai riparte solo dal basso ed è eticamente doveroso provare. Noi cominciamo a lavorarci, più siamo meglio è.

  • Negan Jacket |

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  • Moriah Marvin |

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  • emanuele piccardo |

    Buona idea, ma resta un problema culturale: l’impreparazione di politici e tecnici.
    I politici sono incapaci di “progettare” lo sviluppo delle città o di avere una visione globale. Dall’altra il mancato aggiornamento professionale dei funzionari degli uffici tecnici non consente una comprensione dei progetti di qualità, sia in termini formali/estetici sia in termini di tecnologie usate.
    La deriva della committenza pubblica sostituita dal privato e quindi assoggettata al mercato ha prodotto negli ultimi trent’anni edilizia e non architettura; nell’indifferenza della politica. Indubbiamente l’assenza di una legislazione adeguata per favorire i concorsi e i progetti di una certa qualità è un aspetto importante, però la questione non può ridursi solo a questo. C’è una maggiore complessità che riguarda la formazione del cittadino del futuro, immaturo, oggi, a vivere in architetture contemporanee al proprio tempo, e la bassa formazione didattica di chi sarà chiamato, nel futuro, a progettare.
    Ciò determina sul fronte degli architetti l’assenza di quel buon professionismo, attivo negli anni ’50-’60 del novecento, che era in grado di risolvere le problematiche che si ponevano innanzi.

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