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Una legge di iniziativa popolare sull’architettura per far ripartire gli appalti pubblici

Una legge di iniziativa popolare sull'architettura è il modo giusto per far ripartire gli appalti pubblici? Attendo risposte. Dico però che bisogna garantire una nuova qualità progettuale con uno strumento che non solo dia garanzie di un progetto ben fatto, ma anche la possibilità di un confronto con i cittadini, con i fruitori, con il territorio. Aprire il confronto sulle opere pubbliche, portarlo via dalle stanze riservate. Un concorso non serve anche a questo?


La realizzazione, la costruzione deve essere l'ultimo atto di un processo aperto e democratico in cui chi deve decidere si assuma le proprie responsabilità, ma dopo un confronto ampio.

  • phil pippins |

    Ho appena finito di leggere Edilizia e Territorio – Progetti e Concorsi… SONO ESTEREFATTO, da architetto sono davvero stanco di essere preso in giro da professoruncoli che, mentre continuano a castrare giovani menti, si atteggiano a “esperti” del campo… SCELGANO: o la professione o l’insegnamento… ecco perchè in Italia i CONCORSI sono carta straccia… noi liberi professionisti non ci partecipiamo + da anni xche’ sono lottizzati tra i vari profstar e loro leccapiedi… ora che i loro amati profstar stanno invecchiando, si affacciano come “nuovi” nel campo e vogliono dettare legge… Mi fa specie che un giornalista che stimo, come lei, non capisca il danno al danno a dare voce a certi personaggi…
    Il nostro settore sta in agonia in primis x il vero danno perpetuato dalle univesità che hanno minato la creatività del Paese, dove da decenni la strada è sbarrata a chi vuole davvero cambiare il mondo dell’architettura.
    [P.S. Chi scrive è un architetto quarantenne sotto pseudonimo, laureato a 25 anni, da + di 20 esercita la professione da libero professionista… 10 di gavetta in grandi studi e imprese e 10 con proprio studio… ha donato 6 anni ad assistentato gratuito all’università e quando ha capito cosa bisognava essere x passare un semplice dottorato, ha cambiato strada rinunciando al contatto con i giovani x non sporcarsi la mente]

  • Mario Cucinella |

    Caro Giorgio,
    il fatto che un personaggio come Renzo Piano sia stato invitato a parlare ad una trasmissione televisiva di grande pubblico è già di per se un fatto straordinario, che poi si sia parlato di architettura, di giovani e dei problemi è ancora più eccezionale visto che chi governa ritiene che parlare e coltivare l’architettura non sia necessario. Che poi si sia dedicato tempo a questo tema senza veline, natiche e seni allora è qualcosa di epocale.
    Per assurdo assistiamo ad un certo imbarazzo quando si parla di architettura troppo spesso confusa con la speculazione, con le complicità di progettisti al servizio di questo o quel politico o imprenditore troppo spesso associata al mondo delle mazzette.
    Abbiamo bisogno di ricostruire una visione positiva intorno alla nostra figura e in questo senso il consenso e l’attenzione di architetti come Piano o Fuksas non possono che aiutare e contribuire al recupero di questo ruolo. La politica è distante da molti argomenti non solo dall’architettura, e questo fa male al mestiere, in un paese che non ne coltiva le generazioni. E’ inutile lamentarsi delle cose che non vanno, le persone di buon senso sanno come funzionano male le cose ma quello che non riesco a capire è perché non si possa almeno all’interno della nostra professione coltivare il rispetto e una sorta di complicità. Questo paese produce a stento qualche star ogni tanto ma come sarcasticamente dice Pippo Ciorra “una alla volta per carità” come se non ci fossero giovani e meno giovani talenti da mettere alla prova. L’abbruttimento della politica e la litigiosità ha ormai raggiunto anche la nostra professione che invece che difendersi e proteggersi dalla volgarità entra in gioco anche lei quasi che mimare questi mascalzoni sia un fatto positivo. Bastano per tutte le vicende del concorso del Campidoglio Due, quella della sede dell’Istat dove oltre che i mascalzoni e politici di stampo ignorante anche gli architetti si sono messi contro o comunque non si sono schierati a favore.
    I continui ricorsi ad annullare le gare di studi professionali orientati più che alla creatività alla gestione del conflitto, come fanno le imprese di costruzioni, le gare fatte e mai portate avanti anche con la complicità spesso silenziosa di molte figure del nostro mondo, è il segnale del degrado più profondo.
    Visioni personali, invidie, interessi gelosie sono la melma di questo paese che purtroppo si riversa anche nelle università dove contrariamente a quanto si pensa non sono i giovani a parcheggiarsi ma l’ignoranza e la presunzione.
    Non ci sarà rivoluzione ecologica, non ci sarà politica ambientale che non passerà per una nuova etica basata sul rispetto e sulla correttezza professionale. Il rispetto della cultura e la sua diversità sono gli elementi fondanti di ogni paese maturo. Le diverse opinioni, visioni e proposte devono essere viste come una ricchezza in un paese che ha tanto da dire come il nostro, non più scuole o correnti di pensiero, ma diversità che dobbiamo difendere come un valore.
    I gravi fatti degli ultimi anni che hanno coinvolto architetti e imprese non sono solo gravi per gli interessi personali di chi è stato coinvolto ma per il degrado intellettuale a cui si e arrivato. Ed è da qui, il più basso, che dobbiamo ripartire. Ci vorrà tempo e bisognerà dedicarsi a valorizzare il nostro patrimonio intellettuale e fa bene Luca Molinari a guardare con attenzione e con sguardo critico le nuove generazione e utilizzare la biennale per questo, fa bene Luigi Prestinenza Puglisi a insistere sulla critica e denuncia di comportamenti scorretti e a coltivare anche i più piccoli segnali di crescita dei giovani e meno giovani e tutti quelli che contribuiscono a dare più valore al nostro mestiere. Dovremmo collegialmente contribuire ad aiutare i nostri critici, le persone che possono contribuire a migliorare questo mestiere e dare le chiavi di lettura del tempo che verrà. Dobbiamo costruire un movimento silenzioso e complice per riscrivere le nuove regole per costruire l’architettura, diventare interlocutori di una nuova legge sugli appalti pubblici e sulle modalità per costruire più sperimentazione. In questo senso abbiamo bisogno di tutti, di tutte le professionalità che aiutino a costruire più cultura quotidiana sull’architettura, che ci aiutino a costruire una nuova proposta di legge condivisa sulle modalità di costruire non edifici pubblici al minor costo ma di maggior qualità, ingegneri che con noi crescano in una nuova cultura dell’architettura senza più divisioni. Che ci aiutino gli intellettuali scrivendo e promuovendo costantemente la cultura italiana dell’architettura. La ventata esterofila è un segno di debolezza non di adeguamento ai tempi e suona più come una ricerca di recuperare un periodo di indifferenza. Diciamolo alla politica, diciamolo agli imprenditori che troppo spesso anche loro dopo aver dimenticato generazioni di architetti si rivolgono fuori dove il mercato ha dato più opportunità. Ci vuole più impegno bisogna crederci di più!
    Sono molti i giovani pronti a partire subito, sono molti i ragazzi che nelle università scalpitano per essere messi alla prova per diventare i protagonisti di un nuovo modo di fare questo mestiere. Raccogliamo il grande interesse intorno ai nostri maestri senza se e senza ma, chiediamo a loro un impegno per questo cambiamento e svoltiamo pagina ora adesso.

  • Salvatore D'Agostino |

    Giorgio Santilli,
    grazie per la risposta.
    Alcune digressioni sul concetto di POPOLARE
    POPOLO VS MASSA
    POPOLO: “I padani sono un grande popolo che si sta facendo strada e che e’ stato costretto a stare sotto i talloni, ma piano piano si sta liberando”. (Umberto Bossi)
    Link: http://www.affaritaliani.it/politica/tremonti_si_candida_per_dopo_berlusconi_bossi2261110.html
    VS
    MASSA: “Anch’io ho fatto lo studente universitario: ci sono situazioni in cui uno si fa trascinare dalla massa”. (Umberto Bossi)
    Link: http://www.vivamafarka.com/forum/index.php?topic=95371.0
    SU COME USA IL CEMNETO IL POPOLO
    CEMENTO: dal 1956 al 2001 (mancano 9 anni) la superficie urbanizzata del nostro Paese è aumentata del 500%
    Link: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2009/08/04/Consumo_suolo_Dossier_2009.pdf?fr=correlati
    GLI OPERATORI DEL CEMENTO: tra architetti, ingegneri, geometri, geometri-architetti e geometri-imgegneri in Italia ci sono 400mila operatori dell’identità dell’architettura e del paesaggio. Quindi, 1 su 150 abitanti.
    L’IDENTITA’ DELL’ARCHITETTURA ITALIANA
    Attraversando il nostro paesaggio urbano ed extra urbano con uno sguardo ‘laico’ non possiamo mettere in dubbio che tutto ciò che si è costruito sia frutto di una dialettica ‘democratica’ (nella sua variante tipica italiana –perdonate la digressione dell’ultima ora- tra il pizzo del sud e la tangente del nord) tra accordi pubblici e privati.
    Laicamente il nostro bel-paese resta appunto bel-popolare.
    A mio avviso serve cambiare qualcos’altro.
    Un racconto per capirci.
    Subito dopo il boom economico italiano, molti imprenditori brianzoli ‘fatti da sé’ (chiamati da C. E. Gadda Pastrufazi) incontrarono un paio di svitati e anarchici architetti e insieme cambiarono senso a una parola inglese: ‘DESIGN’.
    Grazie a questo connubio ancora oggi il PIL italiano è tra i migliori al mondo.
    In Italia il fare popolare ha bisogno del fare culturale.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  • lucapugno |

    Sottoscrivo assolutamente la proposta di stimolare gli architetti a cominciare a fare squadra e a proporsi come categoria qualificata e qualificante. Vorrei condividere una mia riflessione sulla condizione dell’architetto in Italia, fatta a seguito di un’esperienza che stiamo vivendo in studio in merito ad un concorso attualmente in corso che stupisce per i risvolti surreali che lo caratterizzano:
    La cava di Balangero è un posto incredibile, un’arcipelago di roccia e bosco in cui è scavato un’anfiteatro di pietra che non ha nulla da invidiare a quelli greci classici che si possono visitare in molte zone del mediterraneo. Il bando del concorso d’idee “Riqualificazione e sviluppo del sito minerario di Balangero e Corio”, proposto dalla società RSA srl e coordinato Dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Torino è molto denso di contenuti ed articolato nelle molteplici richieste di miglioramento e rifunzionalizzazione dell’area. Viene subito il sospetto che probabilmente sarebbe stato meglio pensare ad un concorso ad inviti, selezionando gruppi di professionisti con esperienze maturate su tematiche simili. Ma visto che c’è l’impegno diretto della Fondazione dell’OAT (Ordine Architetti Torino) ci viene da pensare che forse sbagliamo.Il sopralluogo è un’esperienza surreale e sintomatica dello stato di salute di chi è preposto a gestire le istituzioni, gli enti e degli stessi architetti. Si parte indossando mascherine anti smog e ghette di plastica, qualcuno utilizza anche appositi copricapo oltre ai classici e utili ombrelli contro la pioggia. Durante la visita scopriamo con sorpresa che l’area non è stata bonificata e che anzi si chiede ai partecipanti di proporre una modalità (naturalmente innovativa) dell’intero sito. Al termine della strana gita ci viene il forte sospetto che questo concorso non avrà alcun seguito, cosa che ci viene confermata dalla nostra guida quando afferma che pare non siano previsti né una mostra né un catalogo del concorso. Quindi il “gran mazzo”che ci apprestiamo ad elargire non darà alcun risultato. Queste riflessioni però non tengono conto di un fatto, atrocemente realistico: cioè che l’Architetto è un animale refrattario a tutto, anche all’amianto e quindi è molto probabile che si lancerà entusiasta, come sempre, senza rete, in un bel salto di bungee jumping senza pensare a cosa ci sarà in fondo, per il semplice gusto del brivido, dell’adrenalina del volo. Ma se l’Architetto normalmente si muove da individualista di massa, più mulo che capra, almeno l’Ordine degli architetti, paesaggisti e pianificatori, nella sua presunta funzione di pastore (se non di anime almeno di partite iva) dovrebbe assumersi la responsabilità di capire se i concorsi d’idee in Italia vengono organizzati a scapito dei professionisti. D’altra parte gli stessi enti pubblici, e in molti casi anche enti privati, continuano a bandire concorsi d’idee utili solo come strumento di propaganda politica o peggio burocratica, che prescindono dalla futura realizzazione dell’opera oggetto del concorso.L’insieme di queste riflessioni porta a pensare che forse all’Architetto, qui in Italia, si chieda sempre più di fare allo stesso tempo, il boia e l’impiccato. E la cosa più inquietante è che osservandolo bene, l’Architetto, sul suo volto dondolante sembra aprirsi un sorriso enigmatico, un po’ da Gioconda postmoderna. Che non è certo una bella immagine per chiudere queste pagine. Allora proviamo a proporne un’altra, più poetica e consolatoria: all’ultima mostra di Artissima all’Oval del Lingotto, immersi nell’orgia di immagini, icone contemporanee, e flusso di architetti-artisti che si aggiravano tra gli stand abbiamo scoperto un’opera realizzata nell’acquario di New York da due artisti torinesi. Il tema ispiratore di questa installazione è la “Liquid Door” di Jeacques Cousteau. La liquid door rappresenta quel punto di separazione tra l’acqua e l’aria che si materializza sotto forma di superficie specchiante, bellissima ed effimera, sospesa come una pausa. Effimera come l’autoerotismo intellettuale e narcisistico degli architetti che per paura di perdere la vista di sé stessi non fanno quel minimo sforzo che gli permetterebbe di entrare nel mondo e di partecipare alla vita reale, mettendosi finalmente in gioco.

  • giorgio santilli |

    Ringrazio tutti coloro, amici e non, che stanno intervenendo, dando contributi e idee che abbiamo deciso di pubblicare sul prossimo numero di “Progetti e concorsi”. Interverrò ancora per commentare a mia volta le posizioni espresse da Alessandro, Luigi, Cecilia, Francesco e Stefano (che non vedo da molto e saluto calorosamente).
    Per ora una risposta urgente la devo a Salvatore D’Agostino. “Noi” siamo io e le redazioni di Edilizia e Territorio e Progetti e concorsi, per ora. Valeria Uva, Mauro Salerno, Paola Pierotti con me. Mettiamo insieme un po’ di idee partendo dalle ultime modifiche al codice degli appalti e da quanto è già stato presentato in Parlamento, che mi pare di scarsissimo valore (per esempio il Ddl Bondi). Integriamo, ragioniamo a più ampio spettro sul capitolo progettazione del codice dei contratti pubblici, consultiamo alcuni dei nostri collaboratori, rileggiamo qualche delibera dell’Autorità e alcune direttive Ue e, se riusciamo a trovare un minimo comune denominatore sensato in questo lavoro, lo rilanciamo da qui e dai nostri giornali. Anche sul quotidiano e sul sito, se quello che riusciamo a fare ci soddisfa. Abbiamo molte idee chiare, qualche altra da chiarire. Tutti i contributi sono benvenuti.
    Spero di aver soddisfatto la sua curiosità.
    Un saluto a tutti.
    GS

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