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Oggi costruttori e operai uniti contro i tagli. Come sopravvivere a un mercato ridimensionato del 25%

C'è la congiuntura difficile, affrontata in assoluta solitudine dal settore, senza che dal governo sia arrivato uno straccio di politica industriale o di sostegno. Di questo si parla nella manifestazione che davanti Montecitorio vede uniti oggi 14 sigle dei costruttori e degli operai dell'edilizia. Promesse, solo promesse non mantenute, come i fondi del Cipe che dopo due anni continuano a essere semplicemente non spesi, in una politica miope che continua a tagliare della spesa pubblica proprio quella parte che va agli investimenti. Poi c'è la difficoltà strutturale per le imprese che – dice il Cresme – potrebbero morire per il 20% nei prossimi 2-3 anni. Il vero dato che si affaccia nella velenosa coda terminale di questa crisi che va avanti da 4 anni è infatti un ridimensionamento del mercato del 25% rispetto a come lo abbiamo conosciuto dalla fine degli anni 90 in avanti.


Lo dice il Cresme: il mercato fondato sull'incremento quantitativo possiamo scordarcelo. Si prenda la casa. Queste 140mila nuove abitazioni in meno che saranno prodotte nel 2011 rispetto al picco di 299mila registrato nel 2007 non è un dato congiunturale ma il primo e più importante segno del cambiamento qualitativo del mercato. Il settimo ciclo edilizio del dopoguerra, che sta per cominciare, somiglierà più al quinto che al sesto: il quinto è quello della signora Maria che scopre il mercato della riqualificazione, il sesto è quello in cui la nuova domanda abitativa (immigrati, nuove famiglie, separazioni, ceto medio in espansione) spinge la costruzione di nuove abitazioni. 

Sarà la qualità il filtro fra il vecchio e il nuovo. Ne abbiamo già una prova con l'invenduto di questi mesi: soffre chi si limita a proporre vecchi modelli senza innovare. E la qualità (finanziaria e progettuale) sarà alla base anche del nuovo ciclo infrastrutturale. Sempre più project financing e concessionari, affinamento degli strumenti di partecipazione dei privati agli investimenti di pubblica utilità, comunque meno costruito. Meno costruito e meglio progettato, è questa la speranza, che alla fine vinca un ridimensionamento selettivo e non selvaggio.