Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Il referendum sull’acqua non è sull’acqua ma su tutti i servizi pubblici locali. Un passo indietro

La Corte costituzionale ha dato il via libera a due dei quattro referendum sull'acqua. Uno dei due riguarda la formazione della tariffa idrica e, cancellando la componente della remunerazione del capitale investito, elimina di fatto anche il principio del full cost recovery, la copertura di tutti i costi di gestione e investimento con la tariffa (al netto ovviamente delle protezioni sociali). E' un colpo al finanziamento privato di investimenti idrici. Ancora più generale e più devastante l'altro quesito, quello che cancella la riforma Fitto non sull'acqua, ma sull'intero comparto dei servizi pubblici locali a rilevanza economica. Oltre ai servizi idrici la disciplina vale almeno per i rifiuti e il trasporto locale.


Si tratta di una norma molto articolata e più volte riformata. Eliminandola integralmente – e non solo per la parte che impone la privatizzazione forzata ai comuni – il referendum non si limita a cancellare gli aspetti più radicali della privatizzazione/liberalizzazione voluta dal governo Berlusconi ma propone un gigantesco ritorno all'indietro. Si torna, in sostanza, allo strapotere delle aziende pubbliche con il sistema esclusivo o quanto meno largamente prevalente dell'affidamento in house, cioè diretto e senza nessun confronto competitivo alle società controllate dagli stessi enti locali. 

Questo accadrà non  solo nell'acqua, come dice la propaganda referendaria. A godere per l'opportunità referendaria in questo momento ci sono anche le centinaia di aziende pubbliche del trasporto pubblico abituate da decenni a gestioni in rosso.

  • giorgio santilli |

    Caro M, lei ribalta la realtà. I monopoli finora sono stati quelli delle aziende pubbliche, con gli affidamenti in house senza possibilità di alcun confronto né sui costi né sulla qualità, con le parentopoli che conosciamo, non di rado strumenti della politica per allargarsi su poltrone e appalti. Le gare, la possibilità di confrontare costi e prezzi sono l’unica strada per uscire da un sistema dominato dalla politica e dal pubblico. Nell’acqua il 60% delle gestioni idriche sono in house oggi e non mi pare che la qualità sia così elevata, con le spa pubbliche controllate al 100% dagli enti locali, mentre il predominio pubblico arriva al 90% delle gestioni idriche se si considerano anche le spa miste a maggioranza pubblica e quelle quotate in Borsa ma controllate dagli enti locali. Continuare a “spacciare” una realtà che non esiste, come se oggi il problema italiano fosse la privatizzazione, mentre è lo strapotere del pubblico monopolista e senza controlli, ci espone a brutte e pesanti sorprese.
    Serve invece un’amministrazione pubblica forte che sappia tutelare gli interessi generali e pubblici: indirizzo, pianificazione, vigilanza e controllo. Lasciando alla concorrenza il compito di individuare il miglior gestore. Gestore ignifica che firma un accordo con il pubblico e rispetta le condizioni lì scritte. L’in house pubblico non è la soluzione, è la condanna.

  • M |

    non è questione di polemiche: se la lagge prevede che il pubblico debba passare obbligatoriamente la mano, la gara non potrà essere proficua; se il cittadino non può prendere l’acqua da qualche altra parte (e non può) non si può formare correttamente la tariffa, anzi le parti, pubblico e privato, potranno alzare i prezzi fino al punto di insostenibilità, tanto ne hanno un lucro entrambe, nè esistono correttivi possibili per uno stato indebitato e quindi sensibile all’incremento delle entrate: per evidenze sperimentali basta guardare la gstione mista privata-pubblica degli autovelox (limiti abbassati, cartelle pazze) oppure la situazione dei prezzi degli immobili in italia, che è precisamente al punto di insostenibilità ed oltre per le famiglie italiane, e la casa è un altro bene fondamentale, mentre automobile e strada sono una necessità senza alternative

  • Flavio |

    L’acqua, come la ferrovia e altri servizi, non può entrare nel gioco della concorrenza, perchè non possono, per esempio far percorrere 2 acque a l’utilizzatore. Quindi se si puo fare dei benefici senza la pressione della concorrenza, preferisco una gestione pubblica.
    Non é vero che solo il privato sa gestire… vedi la Germania, la Svizzera e altri paesi!

  • giorgio santilli |

    Non voglio avvitarmi in una polemica, ma le modalità di gara sono definite da altra legge nazionale (la ex Galli 36/1994 poi assorbita nel codice ambientale) e dalle leggi regionali. Soprattutto queste leggi definiscono come si mette in gara il piano di ambito che definisce, tra l’altro, investimenti e tariffa

  • M |

    le gare possono essere svolte correttamente solo in presenza di alternative equivalenti, ovvero se il privato non accetta la tariffa faccio da solo come prima se lo voglio, e non sono costretto a cedere quote e neppure ad indire le gare stesse so sono soddisfatto di agisce la gestione pubblica; ma non mi sembra che la legge dica questo

  Post Precedente
Post Successivo