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Si fa il museo nazionale dell’Ebraismo e della Shoah a Ferrara, il concorso vinto da Arco e Scape

Nasce una nuova architettura dedicata all’Ebraismo e alla Shoah. Nasce con un concorso di progettazione e questa è una bella notizia. Nel giorno della memoria è stato annunciato il vincitore del nuovo museo nazionale, da costruire a Ferrara negli spazi dell’ex carcere. Anche questa è una bella notizia. Tra i 52 concorrenti e molte archistar internazionali l'ha spuntata un team italiano guidato dai bolognesi Arco Architettura con i trentenni romani di Scape, già noti al pubblico del Sole 24 Ore per aver presentato una delle proposte più interessanti per il Memoriale ai caduti di pace.

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L'opera vale 30 milioni e sarà realizzata su una superficie di 8mila metri quadrati. Tutti i dettagli del concorso su Progetti e concorsi. Cosa si può dire dell'idea vincente?Ha vinto l'idea della riconversione dell’antico carcere ferrarese in un nuovo spazio per la cultura. “Il carcere sarà rovesciato nel suo significato profondo – spiegano i progettisti su Progetti e concorsi -: da chiuso ferreamente ad aperto luminosamente. Si conserva, per molti motivi, il severo e solido edificio delle celle maschili, ricordo di sofferenze ma ora trasformato in fulcro di un nuovo destino. Come la storia dell’ebraismo italiano, fatta di sofferenze atroci, ma anche di un indistruttibile patrimonio di creatività,  cultura, professionalità, musicalità, genialità; qualità tutte proiettate verso il futuro”.

Il Meis sarà un parco urbano, attraversabile dai cittadini. La gente potrà così fermarsi per riposarsi su una panchina all’ombra o per entrare al bar, al ristorante, o per sfogliare libri o giornali nell’emeroteca e nella biblioteca, oppure per visitare un allestimento temporaneo o per ascoltare un concerto nell’auditorium.

La parte costruita ex novo prevede la realizzazione di cinque volumi, cinque grandi libri, contenitori di temi e percorsi, ma essi stessi comunicheranno il loro contenuto: passi salienti della Torah e degli altri libri dell’Ebraismo, riportati sulle pareti, vetrate e opache, diventano parete essi stessi, prospetti urbani e nello stesso tempo dispositivi per filtrare e regolare la luce negli spazi espositivi.

Al secondo posto si è classificato Ove Arup & Partners con Peter Eisenman e al terzo il team guidato da Politecnica con un gruppo di architetti italiani tra cui Luca Zevi e Benedetto Camerana.

 

  • giorgio santilli |

    concordo, Cristina

  • cristina |

    bellissimo progetto!
    per fortuna ogni tanto in questo paese i giovani riescono a vincere concorsi importanti. E’ confortante sapere che ci si può ancora credere!

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