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L’intervista a Renzo Piano del 7 febbraio 1996: chiedeva i concorsi. Come oggi. L’Italia immobile.

 

L'intervista di oggi sul Sole 24 Ore e quella che feci a Renzo Piano il 7 febbraio 1996. Allora ci spiegava in anteprima il progetto dell'Auditorium, ma chiedeva anche alla politica di aprire una nuova stagione di concorsi per rilanciare l'architettura. Come oggi. Fotografia dell'Italia immobile. Di seguito il testo dell'intervista del 1996.

DAL SOLE 24 ORE DEL 7 FEBBRAIO 1996

 

DALLA PRIMA PAGINA

Parla Renzo Piano, padre dell'opera simbolo della rinascita
urbanistica di Roma

<Auditorium, progetto per una nuova Italia> <Volge al termine la stagione in cui i progettisti erano teleguidati
dal sistema politico> Giorgio Santilli

ROMA – Una grande sala, da 2.700 posti, per la musica sinfonica. Una
sala media (1.200 posti) per la musica da camera e moderna. Una sala
piccola, da 500 posti, per la musica sperimentale, con la
possibilita' di cambiare la posizione dei posti a sedere del
pubblico, la posizione delle sorgenti sonore e i tempi di
riverberazione dei suoni. E, ancora, la grande cavea all'aperto,
capace di accogliere 3mila persone, con una resa acustica di elevata
qualita', il foyer, due sale sperimentali, servizi e parcheggi.
E' il progetto di Renzo Piano per l'Auditorium di Roma che sorgera'
nei pressi del Villaggio olimpico: il costo e' di 213,2 miliardi,
finanziati con i fondi di Roma Capitale. Renzo Piano ha vinto il
concorso di progettazione nel luglio '94: il suo progetto venne
prescelto perche', peraltro, possedeva le migliori soluzioni
acustiche. La delibera di affidamento dell'incarico e' datata 11
novembre '94. La parcella per la progettazione esecutiva e' di 13,3
miliardi piu' Iva.
Il progetto definitivo e il progetto esecutivo sono stati consegnati
il 18 luglio '95. I ritardi, rispetto alla scadenza iniziale del 31
maggio, sono stati dovuti – secondo l'Ufficio speciale per
l'Auditorium del Comune di Roma – <alla complessita' dell'opera, alla
necessita' di raggiungere un livello di definizione inconsueto e al
protrarsi dei tempi per la convocazione della conferenza dei
servizi>.
A dicembre e' arrivato al Comune di Roma il parere del Consiglio
superiore dei lavori pubblici, l'organo tecnico del ministero dei
Lavori pubblici chiamato a esprimere un parere obbligatorio sui
grandi progetti. Il Consiglio ha considerato il progetto ridondante
in alcuni punti e ha richiesto correzioni e integrazioni al progetto
di Renzo Piano. Un nuovo atto integrativo, all'esame del Comune e di
Piano nelle scorse settimane, avrebbe dovuto definire il termine per
la presentazione delle integrazioni al 31 maggio prossimo. Ma il
complicarsi della vicenda dei reperti della villa romana di eta'
repubblicana, rinvenuti nel corso dei primi movimenti terra, sembra
destinata a spostare ancora di qualche mese l'avvio dei lavori. Resta
aperto, intanto, il cantiere per la preparazione del terreno; a marzo
partira' un un secondo appalto, dopo il primo di quattro miliardi e
26 milioni affidato nel settembre '95.

L'INTERVISTA ALL'INTERNO DEL GIORNALE

(DAL NOSTRO INVIATO)
GENOVA – Chiede a uno dei giovani architetti che popolano la sua
Officina di <esplodere> al computer il disegno di un 'particolare',
in scala uno a uno, un bullone o un piedino o un giunto. E' il
progetto esecutivo dell'Auditorium di Roma, 3mila disegni, 6mila
documenti in tutto, tutti riversati nel sistema. <E' la presenza di
questi dettagli a fare un buon progetto. Un progetto completo tiene
stretto in una tenaglia chi deve realizzarlo. E' una precauzione per
evitare che la propria opera venga snaturata nella fase costruttiva>.
Renzo Piano, architetto italiano approdato alla fama internazionale
venti anni fa con il Beaubourg, manifesto europeo dell'architettura
hi-tech, trasmette via cavo lucidi e schizzi al suo ufficio di
Parigi; o a Berlino dove gestisce otto cantieri della grande
ricostruzione di Postdamer Platz. E con gli stessi computer parla
agli ingegneri, agli specialisti, ai quantity surveyor, che
dall'esterno mettono a punto fino all'ultimo dettaglio esecutivo dei
suoi progetti.
La ragione che ci spinge a salire con l'ascensore a tutto vetro che
affaccia sul Golfo ligure fin su, nella splendida <Unesco &
Workshop>, dove Piano ha spostato il suo quartier generale, una
decina di chilometri fuori Genova, e' duplice: capire perche' in
Italia la progettazione di opere pubbliche sia stata <il vaso di
coccio tra i due vasi di ferro della politica e delle imprese di
costruzioni>; ma anche cercare elementi di concreta certezza sul
progetto dell'Auditorium di Roma, quel progetto che il sindaco
Rutelli ha voluto proprio per segnare uno spartiacque tra 'prima' e
'dopo' tangentopoli.
Un progetto presentato al Consiglio superiore dei lavori pubblici in
pompa magna, alla presenza del Capo dello Stato. E che proprio il
Consiglio superiore ha giudicato a dicembre con parere severo,
prescrivendo numerose correzioni. Un progetto destinato a subire
ritardi ora anche per il ritrovamento, durante i primi lavori di
sbancamento nella piana paludosa del villaggio Olimpico, dei resti di
una villa romana di eta' repubblicana. <Ci sara' un ritardo – ammette
Piano – ma sara' contenuto in pochi mesi, perche' la cosa che conta
e' che siamo tutti d'accordo su come procedere. Anche la
Soprintendenza spinge perche' l'Auditorium si faccia>. Piano sta
lavorando alla revisione del progetto. <L'idea e' quella di fare
spazio tra la sala grande e la sala media, avvolgendo i reperti con
un giardino che scenda fino al foyer. Vorrei lasciare i reperti
esposti a vista>.
Slitta il concerto inaugurale, previsto per il settembre '97, a
cantieri chiusi. <Spero – dice Piano – che si possa completare per la
fine del '97 la sala piccola in modo da fare li' il concerto
inaugurale. Per il completamento non posso ancora fare previsioni, ma
certamente arriveremo prima del Giubileo>. Slitta anche la consegna
del nuovo progetto esecutivo: il nuovo termine, spostato a maggio per
consentire le correzioni volute dal Consiglio superiore dei lavori
pubblici, e' spostato di qualche altro mese per <inserire> i reperti
archeologici. <Ma il cantiere resta aperto, continuano i lavori per
la preparazione dell'area>.
Quello di Renzo Piano e' certamente un osservatorio particolare sullo
stato della progettazione italiana. L'architetto genovese era stato
chiamato in causa dall'articolo con cui <Il Sole-24 Ore> aveva
avviato il 24 gennaio il viaggio nelle difficolta' della
progettazione delle opere pubbliche in Italia. L'articolo, a firma di
Andrea Silipo, un professionista di confine tra i mondi del progetto,
delle costruzioni e della finanza, accusava Piano (e il suo progetto
dell'Auditorium) di esser parte della malaprogettazione italiana.
Anzi di aver portato in Italia la sua notorieta', lasciando
all'estero, pero', la buona qualita' dei progetti.
La risposta di Piano non si fa attendere. <Ha ragione Silipo quando
parla della progettazione in Italia come vaso di coccio – dice Piano
– ma sbaglia completamente bersaglio, con toni al limite della
diffamazione, quando attacca me e il mio progetto dell'Auditorium.
Quel progetto, che Silipo non conosce nei particolari, e' tra i primi
veramente completi che sia giunto al Consiglio superiore dei Lavori
pubblici da anni e segna un momento di svolta nella progettazione di
questo Paese. Con i suoi 6mila disegni di dettaglio, e' il candidato
esemplare ad aprire una nuova stagione di importanti progetti in
Italia>.
<Esemplare>. E' la parola che piace di piu' a Renzo Piano. Gli piace
l'idea di essere un esempio anche in Italia. <Vedo un'aria nuova,
vedo questi nuovi sindaci che hanno entusiasmo. Non e' che prima io
non venissi in Italia perche' non avevo piacere di venire; non venivo
perche' non mi chiamavano gli amministratori pubblici. Il progettista
libero non piaceva. Piaceva il progettista teleguidato, il
progettista che poteva essere condizionato da una classe politica di
cui oggi abbiamo scoperto quel che intuivamo>.
Ci sono le premesse per lasciarsi alle spalle la stagione della
malaprogettazione? <Il nostro progetto – dice Piano – e' il primo
attento alle regole molto severe della legge Merloni. Con questa
legge l'Italia puo' avvicinarsi all'Europa, ma per chiudere la
stagione della corruzione e della malaprogettazione, e' necessario
sperimentare queste regole con opere esemplari. E' importante anche
che si facciano i concorsi di progettazione, come avviene in Francia,
per far circolare l'innovazione. Non si facevano prima in Italia, i
concorsi di progettazione, perche' li puo' vincere anche un
architetto libero>.
Torniamo all'Auditorium. Piano ha incassato <disciplinatamente> il
parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici. <Abbiamo chiarito
con il Consiglio e in particolare con il presidente Misiti molti
punti su cui c'era divergenza di interpretazione. In alcuni parti
correggeremo il progetto, per esempio miglioreremo le fondazioni e la
parte idraulica. Ma ci tengo a dire due cose: primo, che un parere
tanto dettagliato e' stato possibile perche' avevano in esame un
progetto completo; secondo, che le scelte poste alla base del
progetto non erano casuali o estemporanee. Se ci si dice di fare in
modo diverso, obbediamo; ma le scelte avevano un fondamento
architettonico>.
Sembra opportuno, a questo punto, chiedere un esempio di <divergente
interpretazione> visto che il parere del Consiglio superiore non era
cosi' relativista. <Ci si e' rimproverato – dice Piano – di aver
fatto un progetto asismico, con il risultato di far crescere i costi.
Non abbiamo fatto un progetto asismico, ma abbiamo sfruttato la
presenza di certe condizioni per introdurre parziali elementi di
asismicita'. Dobbiamo fare un'opera che resista non cinquanta, ma
tr
ecento anni. E in periodo cosi' lungo possono cambiare le regole o
le mappe della sismicita'. Il progettista, come un padre, ha la
tendenza a proteggere la propria opera per quanto possibile>.
Torniamo allo scenario italiano. Non quello accademico che ha sempre
interessato molto poco Renzo Piano. Ma quello della professione
svolta sul campo. Inevitabile un accenno alla lunga guerra tra ordini
professionali e societa' di ingegneria. Sono corporativi, architetto
Piano, gli architetti italiani? <Non si puo' generalizzare – risponde
– ma il corporativismo e' un atteggiamento diagonale che taglia tutta
la societa' europea. I miei progetti hanno incontrato difficolta' e
resistenza, in Francia, negli anni '70. In Italia il corporativismo
degli ordini professionali ha l'aggravante di aver coperto spesso i
mali del sistema politico: qualche ordine si e' spinto addirittura a
protestare perche' c'erano troppi architetti inquisiti>.
Il discorso scivola sull'architetto italiano, su un tema che ha
attirato su Piano gli strali dell'accademia e gli e' costata anche la
critica di essere troppo concretamente attento al business. <C'e'
nell'architetto italiano – dice Piano – una tendenza a sentirsi un
artista e a ritirarsi sull'Aventino dopo il successo. Prevale
un'architettura pomposa e poco paziente. Invece il progettista e' un
panettiere, e' un artigiano, con l'obiettivo concreto di realizzare
un oggetto. Io questa concretezza ce l'ho nei cromosomi, perche' la
mia e' una famiglia di costruttori. Ma l'ho rafforzata andando da
giovane a Londra, poi, dal '71, a Parigi>.
Il tema dell'architetto-artigiano, uno dei piu' cari a Renzo Piano,
trova concreta esposizione al piano basso del Workshop, dove resiste
un laboratorio artigianale. Piano gioca con i modellini e i 'pezzi'
sperimentali di progetti che l'hanno reso famoso. Anche l'Auditorium
e' nato qui, gli esperimenti acustici, prima con il laser, poi con il
suono. <In questa manualita' – assicura – trovo una componente
fondamentale dell'architetto. Facciamo un terzo dei lavori che
potremmo fare per preservare questo aspetto, non ci arrischiamo su un
livello dimensionale che non e' il nostro. Io faccio ancora oggi il
progettista e non il manager>. E qui traccia il punto di confine
rispetto alle societa' di ingegneria. <Le societa' di ingegneria –
dice Piano – mi vanno bene se sono fatte dai progettisti e non dai
manager. Lo studio professionale dell'architetto e' una fabbrica che
produce idee, disegni e documenti. La societa' di ingegneria tende a
diventare, invece, una realta' che fabbrica soltanto coordinamento e
business, non documenti. Non abbiamo bisogno di questo, ma di
rafforzare la struttura professionale, indebolita da un sistema
politico corrotto e da una Universita' che non sa preparare alla
professione>. Ma questa e' un'altra vecchia polemica che, almeno
oggi, Renzo Piano non ha voglia di riprendere.
Giorgio Santilli

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