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Gran lavoro sui fondi Ue, Barca è il vero ministro delle Infrastrutture. Ma al Nord chi pensa?

Il Governo tecnico montiano lascia per le infrastrutture alcune partite risolte e molte partite aperte. Il lavoro più importante l'ha fatto il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, con la riprogrammazione dei fondi Ue 2007-2013 e l'accelerazione della relativa spesa. Impostato anche il lavoro per la programmazione 2014-2020. Barca è protagonista anche nelle ultime ore del Governo con la bozza di decreto legge che svincolerebbe i cofinanziamenti Ue dal patto di stabilità interno. Per il Sud c'è quindi la gran parte di quei 31 miliardi di fondi Ue (e cofinanziamenti) da spendere entro ottobre 2015 e il lavoro è ben avviato. Ma al centro-nord?

Non basta certo l'accelerazione delle delibere Cipe che lo stesso Barca ha spuntato (da punte di 300 giorni a una media di 60) nel confronto con il ministro dell'Economia. Per il centro-nord, in realtà, servirebbe una politica nazionale per le infrastrutture che non ha ancora preso forma, nonostante gli sforzi di Mario Ciaccia e Corrado Passera al ministero delle Infrastrutture.  I temi sono stati impostati: il project bond, gli sgravi fiscali per chi investe nelle infrastrutture, il credito di imposta per le grandi opere. Non è stato un lavoro da poco, ma alla fine è un lavoro incompleto e nel quadro generale sono state sempre le resistenze del ministero dell'Economia a spuntarla. Di fatto tutti questi strumenti sono difficili da utilizzare. E infatti il primo esperimento di utilizzo degli sgravi fiscali – la Orte-Mestre – è stato aggiornato sine die. Il testimone passa al prossimo Governo, ammesso che abbia voglia di dare al Paese una politica per le infrastrutture.

Servono quattro scelte di fondo senza le quali difficilmente la macchina si potrà rimettere in moto: 1) un programma organico di piccole opere urbane e di manutenzione straordinaria del territorio; 2) una sostanziale democratizzazione del processo decisionale con l'introduzione del débat public in una modalità diversa da quella del Ddl Monti  (è possibile che un confronto aperto con il territorio sia guidato dal Provveditore regionale alle opere pubbliche?) e un uso massiccio dei concorsi di progettazione; 3) un quadro fiscale e normativo chiaro per favorire la partecipazione dei privati al finanziamento e alla gestione delle infrastrutture; 4) una riforma organica del codice appalti per garantire forme di rigorosa trasparenza nell'affidamento di incarichi e lavori.

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